Sospendi il giudizio

Introduzione

Tutti abbiamo una parte giudicante che è in forma smagliante. Muscoli tonici e scattanti frutto di intense sedute di allenamento giornaliere. Giudizio, giudizio e, per gradire, ancora giudizi.

Il problema è che questi giudizi sono come dei fendenti che vanno dritti al cuore di chi li emette e la sofferenza generata non serve nemmeno per i punti della spesa.

Questo giudice interiore di solito ha un tono di voce così fastidioso che fa rabbrividire e le sensazioni che genera con i suoi interventi sono tutto tranne che piacevoli e rilassanti.

Non tutti la vedono chiaramente con un volto umano e pochi riescono a rimanere indenni al suo monologo che è fatto di frasi secche e ripetitive tipo: “Non ce la puoi fare! Perché non smetti?”.

Hai presente Gollum de “Il Signore degli anelli” che se la suona e se la canta? (Tolkienpedia) Quello de: “Il mio tessoro..”.

Sarebbe tutta un’altra musica se fosse un dialogo, ma “se nascevo imparato, sai che noia!”.

Le origini del giudizio

Le origini del giudizio si perdono nella notte dei tempi.

Personalmente non sono interessato a capire il perché impieghiamo così tante energie a giudicare noi stessi e gli altri. 
Con i miei coachee stringo un patto di sangue:”Se non riesci a smettere, sospendi il giudizio almeno finché lavori con me”. 
Invito proprio a lasciare il giudizio fuori dalla porta, li rassicuro che nessuno se lo porterà via e che potranno riprenderselo per portarlo a casa con loro.

Le tipologie di giudizio

Chi vuole rimanere sul classico si giudica non all’altezza, inadeguato, troppo emotivo, troppo timido, troppo ______..

E io puntualmente intervengo: “Troppo rispetto a quale parametro? E se ce n’è uno, chi lo ha stabilito?” 

Quasi sempre si scopre che non c’è uno standard ufficiale al quale adeguarsi per cui è semplicemente impossibile soddisfare un parametro che non c’è.

Non puoi nemmeno cambiare le regole del gioco a partita iniziata e se le regole non sono condivise nessuno può pretendere di farle rispettare.

Risalire alla “fonte originale” è ancora più difficile: si va da un “Non so” a un “Si è sempre fatto così”. 

Quindi un giudizio classico è articolato con un aggettivo, un attributo o una comparazione.

Bello/ brutto stupido/intelligente buono/cattivo sono tutte possibili etichette che usiamo per creare delle categorie dalla dubbia utilità.

Ci sono però delle forme di giudizio anche più perverse. Ad esempio quando una persona si forma e impara nuove strategie che gli permettono di crescere e migliorare. Ecco che qualcuno prova a giudicarsi retroattivamente con: “Ma perché sono stato così _______?”. Quale informazione utile può arrivare in risposta a questa domanda? Mistero.

Poi c’è il mago che prevede il futuro e si giudica anticipatamente per impedirsi di soffrire. That’s right..

E se gli chiedi: “Ti stai giudicando?” hanno anche il coraggio di rispondere:”Chi io? Noo!”.

Conseguenze e rimedi

Se ti giudichi come minimo ti viene un senso di colpa, ti vergogni o ti senti inadeguato. Ti sembra bello?

La buona notizia è che come hai messo quelle etichette, puoi toglierle o sostituirle e non servono anni di rituali ne sacrifici immani o umani.

Spesso, riconosciuto lo schema, basta l’intenzione e l’energia ricomincia a scorrere. 

A volte serve più impegno e allora bisogna usare un linguaggio appropriato per dare un nuovo indirizzo al taxi.

EFT anche nei casi più difficili è un evergreen (La gestione delle emozioni con E.F.T.).

In fondo anche la parte giudicante ha una buona intenzione, ma bisogna verificare che sia adatta al contesto che stiamo vivendo.

Già dalla prima sospensione del giudizio si ottiene un rilassamento della fronte che si estende facilmente a tutto il corpo.

All’eccesso di lavorio mentale subentra una pace e una calma che sono interessantissime da esplorare.

Nel mondo della spiritualità dicono che ci sono sono due modi per imparare la lezione: la sofferenza o la consapevolezza.

Se avete qualche giudizio scrivetemelo nei commenti, oggi sono buono.

Glauco

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