Mi tengo le mie convinzioni?

convinzioni

Introduzione

In questo articolo propongo alcune riflessioni riguardo al tema delle convinzioni.

Perché sono importanti? Ti è mai capitato di essere convinto di qualcosa e poi di scoprire che ti eri sbagliato? Capita anche ai migliori.

Avere un atteggiamento di rigidità a prescindere dal contesto e dai cambiamenti ambientali potrebbe farti ottenere risultati poco soddisfacenti.

Anche se lo facciamo con le migliori intenzioni (perché siamo convinti di avere ragione) molto spesso ci scontriamo con la realtà e con le persone intorno a noi che la pensano diversamente.

A livello di convinzioni non ci sono molte possibilità di un confronto costruttivo. Tendenzialmente ognuno lotterà per far valere le proprie ragioni sugli altri e questo alimenta il conflitto e aumenta le distanze.

Ho già introdotto alcuni di questi elementi (ambiente, abilità, credenze/convinzioni) nell’articolo: “I livelli logici” e abbiamo già visto l’importanza di individuare il livello a cui nasce un problema e quanto sia importante creare allineamento su tutti i piani.

Qui vorrei approfondire il tema delle convinzioni, del loro impatto sulla nostra vita e di come ci si può lavorare con il coaching e le tecniche energetiche.

Convinzioni: limitanti o potenzianti?

Le convinzioni non sono altro che una sensazione di certezza riguardo a un certo argomento.

Che io sia convinto di essere un vincente o un perdente questo influenzerà – in senso positivo o negativo – il mio atteggiamento e di conseguenza i miei risultati. Inutile che sottolinei quanto sia forte la tendenza verso la negatività.

Il vincente avrà una postura eretta e si muoverà con sicurezza, concentrato come un laser, per fare la sua migliore prestazione.

Il perdente non farà che ripetersi:”Ma chi me l’ha fatto fare? Non sono in grado”, cercando continuamente giustificazioni e scuse (attrezzatura, condizioni meteo o qualsiasi fastidio appena percepibile) e purtroppo, siccome la profezia si avvera, trova sempre più facilmente le conferme per mollare.

Mi viene in mente Fantozzi al campo di tennis che si muove goffo immerso nella nebbia ed è inadeguato dalla divisa che indossa alle improbabili esclamazioni:”Batti lei!”.

Il gioco interno

Timothy Gallwey, uno dei primi coach di successo, nel suo celebre libro “The inner game of tennis” ha portato alla ribalta il concetto di gioco interiore – Il gioco interiore nel coaching

L’atleta già compete con i suoi avversari ma, più o meno consapevolmente, combatte anche una battaglia interna che lo distrae e gli ruba energie preziose.

Ad alti livelli nel mondo dello sport le convinzioni limitanti possono essere talmente impattanti da portare in breve al ritiro dalle competizioni.

Basterebbe ascoltare la nostra vocina interiore per accorgersi di quanto ci condizioni.

Come se guidassimo una carrozza e i cavalli imbizzarriti non rispondessero più ai comandi.

Coaching sulle convinzioni

Il primo passo per poter affrontare delle convinzioni limitanti è accorgersene, rendersene conto. 

Dal mio punto di vista troppe persone non sanno che potrebbero gestire postura, respirazione, livelli energetici, comunicazione interna ed esterna ottenendo benefici importanti sin da subito. 

Poi con l’allenamento chiunque si può costruire un arsenale di risorse per sfruttare meglio il proprio potenziale.

Non è che Fantozzi possa diventare Djokovic, ma sicuramente può godersi molto di più il tempo passato a giocare e fare del proprio meglio.

“Meglio tenere un basso profilo per non rimanere delusi” è un’argomentazione che porta paradossalmente ad anticipare gli effetti della delusione che vorrebbe evitare.

Personalmente non amo gli estremi: i motivatori che hanno bisogno dei carboni ardenti per pompare adrenalina come i fatalisti che sperano nell’intervento degli dei.

Gli antichi dicevano: “In media stat virtus”.

Pulizie e integrazioni

Siccome non viviamo nel migliore dei mondi possibili rispetto a molti temi non siamo neutri.

Io non ritengo normale che un ragazzino si dia del perdente o che abbia paura di un’interrogazione.

Tutti abbiamo subito delle “influenze” da genitori, insegnanti, amici per cui entriamo in modalità reattiva solo a sentire nominare certe parole o immaginare certi scenari. 

Da coach e operatore del benessere mi sento di suggerire una gestione pro-attiva e una ricerca di tutte le possibili soluzioni per liberarsi di quei potenti freni.

Anche se fino a ieri avevo le mie convinzioni che non mi hanno permesso di essere felice, nulla vieta che da oggi io arricchisca le mie competenze e faccia tutto il possibile per aggiornare quelle convinzioni ad una versione più funzionale per il mio benessere.

Solo dopo che mi sono liberato da certe catene posso giocarmela alla pari con chiunque.

La difficoltà maggiore è generalmente trovare il tempo per affilare l’ascia prima di andare a fare legna. 

Lo potremmo fare anche da soli davanti a uno specchio ma ci sono delle zone d’ombra che richiedono un supporto esterno per essere integrate.

Mentalità e atteggiamento

Nel mondo sportivo sempre più campioni lavorano con un coach per migliorare il mindset, l’atteggiamento in allenamento e in gara e la gestione del riposo – che è fondamentale.

La tenuta mentale dei veri campioni si vede nei momenti di difficoltà quando riescono a spremere le ultime energie per un guizzo vincente, per il tiro decisivo di cui si prendono volentieri la responsabilità.

Anche un giocatore come Micheal Jordan ha dovuto aspettare diverse stagioni prima di vincere il titolo ma il suo atteggiamento era assolutamente vincente sin da suo esordio in NBA.

Centratura come se non ci fosse un domani

Non tutti i giocatori, per quanto dotati fisicamente, riescono ad esprimersi con costanza ai massimi livelli.

Tutti quelli che ci riescono hanno una presenza, un livello di centratura che traspare dal loro sguardo e che è frutto di tanto lavoro sia fisico che mentale.

Certe doti non si improvvisano: sono frutto di tanto tempo dedicato a curare ossessivamente anche il più piccolo dettaglio e di una programmazione seria che per molti atleti vuol dire sacrificare la loro vita sociale per preparare un’olimpiade magari a distanza di anni.

Troppi sacrifici? Forse.

Non sono un fan dell’agonismo e delle competizioni sfrenate.

Noto però che molti di questi atleti riescono ad avere successo anche nel mondo del lavoro e credo che lavorare per obiettivi e coltivare una certa disciplina facciano la differenza nello sport come nella vita.

Tu puoi gestire il tuo stato

Quello che ripeto a tutte le persone con cui lavoro è di concentrarsi su ciò che dipende da loro.

Quando un atleta ha rispettato il programma e si presenta nelle migliori condizioni ha fatto tutto quello che poteva.

Se trova un avversario più forte ci sta una sconfitta e ci saranno sempre imprevisti, infortuni e cambiamenti da gestire. 

L’atleta più allenato a centrarsi sarà semplicemente più veloce a rientrare in carreggiata e più flessibile rispetto agli imprevisti.

Ovviamente non serve essere olimpionici per fare dei lavori di integrazione e imparare a usare il linguaggio per darsi risorse.

Io dico sempre: “Siamo tutti ipnotisti con diversi livelli di consapevolezza”. 

Tutti usiamo il linguaggio che impatta sul nostro stato fisico ed energetico e influenza anche chi ci è vicino.

Conclusioni

Se sei convinto di essere un perdente non è improbabile che tu stia lasciando condizionare un’intera esistenza da un episodio negativo.

Ti assicuro che non sei il solo ed è normale incontrare delle difficoltà perché dedichiamo così poco tempo a capire come funziona quel kilo e mezzo di materia grigia racchiusa nella nostra scatola cranica che certi miglioramenti sembrano miracolosi a chi non sa cosa può fare il nostro inconscio ben indirizzato.

La chiave è sempre nel linguaggio ed è a disposizione di tutti.

Io sono contrario allo spreco di talenti e aiuto le persone a risolvere i conflitti interni per creare le condizioni per esprimersi liberamente. 

Lo faccio insegnando a fare auto-ipnosi perché nessuno ti conosce meglio di te e questa è il modo più veloce che ho trovato per darsi risorse.

Se il tuo dialogo interno non è esattamente potenziante, la prima cosa che puoi fare è smettere di dirti certe cose.

Poi datti l’antidoto recitando le frasi aggiustate in modo che il senso sia l’opposto per cui da:”Sono un perdente” a:”Sono un vincente”.

So che è talmente semplice da sembrare banale, ma concedimi il beneficio del dubbio e sperimenta.

A questo punto emergerà un fastidio legato a una parte di te che ha bisogno di risorse. Dalle ascolto e nota come cambia se la fai sentire accettata. 

Secondo me farai fatica a tornare al vecchio programma senza voler apportare dei miglioramenti o delle modifiche sostanziali.

Fammi sapere nei commenti come gestisci il tuo dialogo interno e se fare questo esercizio funziona per te.

Un abbraccio

Glauco

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