I sogni nel cassetto

i sogni nel cassetto

Introduzione

L’altra sera stavo seguendo un evento formativo e un coach ha chiesto ai partecipanti di pensare ad un loro sogno nel cassetto.

Fin qui tutto bene, tutti abbiamo un sogno nel cassetto. Vero? 

Ok, la riformulo: tutti da bambini avevamo la capacità di sognare e non è improbabile che qualcuno di quei sogni sia “finito in un cassetto”.

Il passo successivo prevedeva di portare l’attenzione alle sensazioni collegate al solo pensare al proprio sogno nel cassetto – che per definizione dovrebbe essere una cosa bella. 

A questo punto la chat si è riempita di parole che facevano riferimento a tutto tranne che a benessere e gioia: ansia, palpitazioni e varie sensazioni spiacevoli in giro per il corpo.

In altri termini la sola attività di pensare ad un desiderio aveva provocato in tempo reale delle reazioni fisiche importanti e poco piacevoli.

Questo esperimento è facilmente replicabile da chiunque e mi ha fatto riflettere non poco.

Il nostro rapporto con sogni e desideri.

Che rapporto abbiamo con i nostri sogni e desideri? Con quale atteggiamento e con quanta energia possiamo dedicarci alla loro realizzazione se solo portarci l’attenzione ci fa venire un mal di pancia?

Igor Sibaldi ha scritto molti libri riguardo al tema dei desideri e l’esercizio dei 101 desideri è molto utile per allenare la propria capacità di desiderare (I 101 desideri)

Dal mio punto di vista è molto interessante sapere che questa capacità o abilità (se facciamo riferimento a: I livelli logici) può essere risvegliata e allenata.

Risolvi i conflitti interni

Emerge con forza l’importanza di creare allineamento con il nostro inconscio e di risolvere i conflitti interiori legati ai desideri.

Naturalmente sono inconsci finché non ci porti l’attenzione e non ti fai delle domande al riguardo.

Quindi se fai questo semplice esercizio di visualizzazione mantenendo un discreto livello di consapevolezza e una connessione con il corpo, ti accorgi subito se “tutte le parti sono allineate” oppure no.

Se emerge un “sorriso a 44 denti”, sei sicuramente sulla strada giusta e puoi stare bene anche solo a pensare di realizzare in futuro quel desiderio.  

D’altra parte, se digrigni i denti, ti parte una smorfia di sofferenza, senti una tensione o parte un crampetto muscolare consiglierei di non sottovalutare queste indicazioni.

Crea canali di comunicazione

Ora: “Perché?” non è una buona domanda. Io mi chiederei piuttosto se è una parte di me che vuole comunicarmi qualcosa e come posso darle ascolto per farla sentire compresa e accettata.

Quante volte ignoriamo certi segnali e col senno di poi ci rendiamo conto che se li ascoltavamo meglio avremmo preso decisioni migliori?

Tornando ai sogni nel cassetto e alle sensazioni ad essi collegate le possibilità sono due: quel sogno non è più “il mio sogno” e non merita che ci dedichi tempo ed energie, oppure ho bisogno di fare un lavoro su di me, un’integrazione di risorse che mi permetta di tornare ad avere sensazioni positive legate ai miei sogni.

Perché non è normale che pensare a una cosa bella ci faccia stare male.

Occorre trovare un modo per tornare a stare bene.

Lo puoi fare da solo, in coppia, in gruppo, con un terapeuta o autonomamente: l’importante secondo me è che tu lo faccia e che dai attenzione ai tuoi bisogni.

Le tecniche e gli approcci validi per farlo sono sempre più numerosi (dai un occhio ai precedenti articoli: La bellezza del coaching, La gestione delle emozioni con E.F.T.) : persevera finché non trovi quello che fa per te.

Datti il tempo per realizzare i tuoi sogni nel cassetto

Poi è questione di tempo: se ti dai il tempo per realizzare il tuo progetto nel frattempo puoi divertirti e stare bene. 

Potresti anche, dopo avere vinto le resistenze interne, decidere serenamente che quel sogno lo vuoi tenere nel cassetto.

Evitarlo, perché solo a pensarci stai male, non ti permette di vivere intensamente e, non so te, ma io sono contrario agli sprechi.

Buon viaggio alla scoperta della tua parte più saggia.

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