La bellezza del coaching

Introduzione al mondo del coaching

Se non sai cosa vuol dire “coaching” e ti chiedi: “Ma cosa fa in concreto un coach?” lo scopo di questo articolo è fornirti alcune informazioni utili per valutare se e come può esserti utile lavorare con un coach.
Qui non mi riferisco al coach allenatore di una squadra di calcio/basket. Non è detto che quel “coach” abbia le competenze specifiche del coaching.
Il coach è anche “allenatore” ma usa soprattutto l’arte delle domande per guidare il singolo o i team nella loro crescita e miglioramento delle performance.
Esistono tre macro-categorie: Life, Sport e Business coach.
Il coaching si applica quindi nella vita di tutti i giorni come nello sport e nel mondo del lavoro.
Emergono continuamente nuovi nomi composti, come “Vocal” o “Mental” Coach, e il termine “coach” è associato ad attributi (come quantico, olistico, integrato) ma, come vedremo, sono distinzioni più legate al marketing che alla sostanza.

Alcune differenze sostanziali

Mentre un consulente ti indica cosa fare e come farlo, un coach ti aiuta, come un educatore, a riconoscere i tuoi talenti ed a fare una buona pianificazione.

Il ruolo del coach è di supporto in una relazione d’aiuto ma non può (e non deve) sostituirsi in alcun modo al coachee (la persona che si rivolge a lui).

Se ad un terapeuta interessa indagare il passato della persona per cercare le cause dei problemi, il coach è orientato:

  • al presente per valutare le risorse disponibili e
  • al futuro per portare risultati nei tempi che sono opportuni e adeguati.

Le origini del coaching

Il coaching nasce nel mondo dello sport, forse per la naturale propensione a misurare i risultati nelle competizioni. 

John Whitmore (Pagina Wikipedia dedicata a John Whitmore) nel suo libro: “Coaching. Come risvegliare il potenziale umano nella vita professionale e personale” è stato fra i primi a formalizzare il modello G.R.O.W basato sulle caratteristiche da ricercare negli obiettivi che ha applicato con successo anche al mondo del business.

Da subito emerse che componenti fondamentali per il successo erano mentalità (o “Mindset”) e dialogo interno di qualità.

Dagli anni ’60 ad oggi i modelli si sono evoluti e sono stati migliorati grazie ai contributi di diverse discipline.

La programmazione neuro-linguistica (o P.N.L.) ha dato un grosso contributo alla formalizzazione di modelli particolarmente innovativi e generativi.

Richard Bandler e John Grinder (due dei fondatori della P.N.L) hanno lavorato per estrarre le strategie di eccellenza dai più grandi terapeuti, manager e artisti allo scopo di renderle replicabili da chiunque.

Grazie al loro lavoro con Milton H. Erickson c’è stata una forte accelerazione alla diffusione dell’ipnosi e della comunicazione efficace o persuasione.

Cosa fa un coach?

Un coach parte dall’ascolto attivo del coachee e lo guida con domande a definire precisamente “situazione attuale” (S.A.) e “stato desiderato” (S.D.).

Questo è utile a valutare la distanza (o GAP) che li separa e definire un piano d’azione adeguato. 

Vediamo una rappresentazione grafica:

 

Il modello universale di coaching lavora sempre sulla definizione di “S.A.” ed “S.D.” e tiene conto dell’investimento di tempo e risorse necessario per colmare quel gap prima di poter festeggiare. 

Se non hai chiari stato attuale e stato desiderato, come fai a valutare dove e quanto investire?

Qual è una scadenza sensata per raggiungere i tuoi obiettivi?

Se non ti fai questo genere di domande potresti crearti delle aspettative poco realistiche che solitamente portano a grosse delusioni.

In quest’ottica:”Meglio arrossire subito piuttosto che impallidire dopo”.

Le abilità del coach

Un coach deve saper fare domande potenti per:

  • spostare il focus dai problemi alle soluzioni 
  • far uscire il coachee da stati depotenzianti o privi di risorse
  • permettere una valutazione oggettiva e serena delle opzioni disponibili
  • creare i migliori presupposti e tutte le condizioni per il successo del coachee.


Grazie a questa gestione del proprio stato a livello emotivo ed energetico il coachee può escludere tutte le distrazioni e focalizzarsi sulle azioni strategicamente più produttive. 

Negli Stati Uniti da anni è normale per i manager e gli atleti di alto livello essere seguiti da un coach che fa parte di un team interdisciplinare.

In Italia ancora i corsi sono proibitivi, c’è poca formazione a livello universitario e questo frena l’acquisizione di competenze trasversali che, mia modesta opinione sarebbero utili a tutti.

Come riconoscere il coach giusto?

Ci sono diverse scuole di coaching, alcune più sbrigative che in pochi weekend rilasciano una certificazione, altre che richiedono più applicazione e costanza.

Parliamo di una professione non regolamentata, per cui non ci sono ne un ordine professionale, ne dei titoli riconosciuti.

Chiedete al coach come si è formato e valutate il suo livello di coerenza al di là delle brochure e delle promesse irresistibili.

Fare domande e ascoltare il proprio intuito secondo me è ancora un buon modo per capire se fidarsi o meno.

Tornando all’efficacia del coaching io dico sempre: “Quello che conta sono i risultati”.  

Se, di sessione in sessione, ti ritrovi bloccato sempre sugli stessi argomenti o quel coach non è preparato, o non è il coach giusto per te in quel momento.

C’è la possibilità che fra coach e coachee non scatti la giusta sintonia ma, se è un professionista serio, non dovrebbe aver problemi ad ammettere di non poter essere d’aiuto e proporre delle soluzioni alternative.

Conclusioni

Se ti promette “mari e monti” non è un coach.

Non ti fa domande per capire la tua situazione? Idem.

Applica la stessa soluzione con tutti? Il mio consiglio è di scappare a gambe levate.

Il coaching è basato su rispetto e ascolto.

Il mercato è ricco di offerte e non è così difficile capire se il professionista è serio o si arrampica sugli specchi.

Le testimonianze aiutano anche se io preferisco sempre conoscere di persona e farmi un’opinione personale.

Se hai domande o curiosità riguardo al coaching (vedi anche le Pagina delle domande frequenti) scrivimi.

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